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L’Europa si aggira fra gli spettri

di Sergio Rostagno

Come molti forse ricordano, il famoso «Manifesto», pubblicato da Karl Marx nel 1848, inizia con le parole: «Uno spettro si aggira per l’Europa; è lo spettro del Comunismo…». In seguito Marx spiega che cosa sia il Comunismo. Bucchi, che ogni giorno pubblica un’immagine satirica sul quotidiano «La Repubblica», lo scorso martedì 21 maggio 2013 ha capovolto il detto: «un’Europa si aggira tra gli spettri»…

In effetti oggi gli spettri, che si aggirano in Europa, sono più d’uno. Tra gli altri, quelli delle religioni e tra di essi, in particolare quello del Protestantesimo, inquieto, preoccupato. In molti si chiedono in sostanza perché il cristianesimo delle chiese protestanti europee, religione così aperta da un lato, così finemente strutturata dall’altro (sì da permettere una autocoscienza matura), ispirante un’azione conseguente e generosa, stia statisticamente quasi scomparendo, perché nessuno ne comprende più le dialettiche e i motivi. Le premesse della più ovvia apologetica protestante, oggi che molti protestanti vanno a Lourdes e a Compostela, si sono sfaldate.  Le persone sembrano alla ricerca di cose più sofisticate, più aliene, se così si può dire; oppure più dirette, più imperiose.

Nel frattempo l’Europa si interroga sulla sua cultura illuministica e sul rapporto di questa cultura con il cristianesimo. Inoltre c’è un fatto nuovo: le religioni oggi si presentano diversificate e potenti nell’Europa stessa. C’è ancora il protestantesimo o si riduce a un fantasma che certo non fa più paura a nessuno, ma neanche attira più nessuno? Se l’Europa secolarizzata, ma stanca del secolarismo, improvvisamente si rivolge alle religioni, certo non si rivolge al protestantesimo nella sua forma storica e classica.

Secondo altri studiosi, bisogna fare un discorso riguardo a tutto il cristianesimo. Il cristianesimo, che per circa due millenni si è identificato con l’Europa, da ora in poi troverà sede in altri continenti. Le statistiche lo dimostrano in modo inconfutabile. L’Europa si è laicizzata; a forza di laicizzarsi ha perduto la passione religiosa che costituiva almeno in parte la sua identità e le dava prestigio. Molti oggi citano il paradosso del giurista tedesco Böckenförde : lo Stato secolarizzato vive di presupposti “etici” che non riesce a garantire. Il seguito di questa tesi, poniamo, è che la religione invece possa garantire l’etica. Solo: in che modo?

Una tesi del genere era però stata espressa diversamente nel 1956 da un giurista e teologo protestante: «La Chiesa precede lo Stato, nel ricordare, anche in modo confuso, che è già posto, in Cristo, quel fondamento, che il mondo di per se stesso non è in grado di realizzare» (E. Wolf). Lo stesso autore ammoniva tuttavia i cristiani a non fare dello Stato un obbiettivo per la realizzazione di ideali religiosi, ma operare invece per il bene di tutti. Esiste dunque un bene in cui tutti possono riconoscersi in quanto cittadini.

Molte chiese protestanti oggi inseguono i sentimenti religiosi diffusi accanto all’allontanamento di molti sia dall’etica laica sia dall’etica religiosa. Indubbiamente esiste anche una pietà protestante: basterebbe pensare a tanti artisti protestanti che ne hanno rappresentato gli elementi musicali, architettonici, ecc. Ma esiste anche un’etica politica protestante. Il protestantesimo ha liberato l’individuo dalle imposizioni finanziarie e ideologiche del Papato e di Carlo V, creando l’individuo responsabile, ma non onnipotente. Lo ha fatto non senza errori (l’imperialismo per esempio), sia pure. Tuttavia sarà nelle dialettiche nelle quali il cristianesimo si è esercitato in Europa che si troveranno gli spunti per la libertà conservata nella responsabilità. Tra gli spettri che si aggirano in Europa (e non soltanto in Europa, forse) ve ne sono alcuni molto pericolosi. Tenerli a bada e non lasciarli andare a briglia sciolta richiede l’impegno di coloro che abbiano trovato nella fede cristiana un aiuto e non un sopruso.

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