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Radio Beckwith

Uscire dalle chiese per evangelizzare. Dal Sinodo un messaggio rinnovato

Il Sinodo di quest’anno ha preso alcune decisioni importanti in tema di evangelizzazione. In una diretta dedicata a “comunicazione ed evangelizzazione” abbiamo intervistato Roberto Davide Papini, giornalista e membro della Commissione evangelizzazione della Tavola Valdese

Guarda il video della diretta

 

Dopo aver ascoltato i contributi [vedi il video, ndr] che abbiamo registrato su qual’è la conoscenza in merito al significato della parola evangelizzazione, quali sono le prime impressioni?

L’ho trovato molto interessante. Dobbiamo tenere conto che siamo a Torre Pellice nei giorno del Sinodo, probabilmente se avessimo fatto una domanda del genere in una via di Firenze, di Roma o di Palermo, mediamente forse avremmo avuto parecchi indecisi. Anche chi si è dichiarato non credente ha detto una cosa importante e cioè che i luoghi dell’evangelizzazione sono tutti e ovunque.

Come commissione avete presentato al Sinodo del materiale prodotto durante quest’anno. Ce ne puoi parlare, su cosa avete puntato?

In realtà gli anni di attività sono due, era stato dato del materiale l’anno scorso a cui si è aggiunto il materiale fatto nell’ultimo anno. Direi che il materiale rispecchia le diverse sensibilità interne alla nostra chiesa e, speriamo, anche delle persone che vogliamo contattare. Ci sono strumenti come il depliant “la buona notizia” che hanno un linguaggio diretto in cui si parla dell’amore di Dio, con l’obiettivo di rivolgersi a persone che non sanno ciente di questo tema. Ci sono altri strumenti come l’opuscolo fatto l’anno scorso “Altri discorsi”, che invece parlano delle nostre chiese, cioè come la chiesa valdese vive la fede, quello in cui crede. Il cuore dell’evangelizzazione è poi l’annuncio della Parola di Dio, il messaggio biblico e non si può fare evangelizzazione senza Bibbia. Quindi al di là dei riferimenti e dei versetti che sono contenuti nel depliant, abbiamo ristampato la Bibbia: 10.000 copie del Nuovo Testamento e dei Salmi da regalare nelle occasioni evangelistiche cioè nelle occasioni in cui le nostre chiese, speriemo il prima possibile, andranno nelle strade, nelle piazze delle nostre città per annunciare la buona novella

Voi avete stampato materiale cartaceo e questo riporta alla storia del movimento valdese e di chi ha fatto evangelizzazione nei secoli attraverso la diffusione della bibbia. Oggi siamo nel 21° secolo e non c’è solo la stampa, che pure è uno strumento importante. Come si può fare evangelizzazione utilizzando anche i nuovi mezzi di comunicazione, qual’è il rapporto tra nuovi mezzi di comunicazione e evangelizzazione?

E’ un rapporto fondamentale. Ormai c’è una generazione di persone che comunica solamente attraverso i computer e social network. Stiamo per aprire una sezione del sito chiesavaldese.org/evangelizzazione dove il materiale che abbiamo prodotto in forma cartacea verrà trasferito in forma digitale e c’è un indirizzo mail evangelizzazione@chiesavaldese.org. Abbiamo prodotto un video che è ad uso interno delle chiese, sostanzialmente per sollecitarle e stimolarle sull’importanza dell’evangelizzazione. Stiamo lavorando a dei video da mettere su yutube, sul sito, su Facebook, ecc.

C’è però quest’anno una novità importante. Dopo molti anni il Sinodo  ha preso una decisione sul tema ed è stata istituita la settimana dell’evangelizzazione. Com’è nata quest’idea e soprattutto cosa si propone di fare la chiesa?

Ogni luogo è un luogo di evangelizzazione, su questo le nostre chiese forse devono fare autocritica per il fatto di aver sempre privilegiato come luoghi dell’evangelizzazione quelli interni ai templi e ai centri culturali. L’idea della nostra commissione, nonché quella del Sinodo di due anni fa che ha dato vita a questa iniziative con un ordine del giorno, è quella di dover uscire dai nostri luoghi e dalle nostre posizioni. Dobbiamo andare nelle strade e nelle piazze, certamente non in maniera violenta ma rispettosamente. Comunque andare fuori, far vedere alle realtà esterne che non siamo solo la chiesa del’ 8×1000 e della diaconia, ma lo siamo perché crediamo in Gesù Cristo. Da questo nasce l’idea: una settimana, per consentire alle varie chiese di poter scegliere all’interno di un periodo di 7-8 giorni quando partecipare, senza troppi vincoli. Il concetto fondamentale è quello di uscire all’esterno; qualcuno dice che non è tanto valdese, io dico il contrario: la storia è fatta di questo, la tradizione è fatta di questo. Forse dobbiamo riappropriarci della storia e avere meno paura di confrontarci non solo su un piano culturale o teologico ma anche di confrontarci con le persone a cui bisogna spiegare l’ abc.

A Firenze c’è una iniziativa di questo genere che si tiene da qualche . Si può trarre ispirazione da ciò che già c’è?

A Firenze da 3 anni abbiamo organizzato l’ iniziativa della Bibbia in piazza con un programma di letture bibliche. Il primo anno è stato in piazza Santa Croce, quest’anno in piazza Strozzi, due piazze centrali della città. Abbiamo passato dei pomeriggi a leggere testi biblici con dei brevi commenti da parte di pastori e a distribuire bibbie, volantini e a parlare con le persone che si fermavano. E’ stata una bella esperienza soprattutto per le sue conseguenze: diventa un’occasione per non fermare l’evangelizzazione all’ incontro piazza, dove poche persone sono realmente interessate a quello che stai offrendo, e sarebbe sterile e un po’ ingenuo pensare che possa bastare, ma far si che quel momento sia l’inizio di un percorso attraverso il quale contattare le persone e iniziare un cammino insieme.

Se ne è parlato anche nella conferenza stampa. L’8×1000 può essere uno strumento di evangelizzazione?

E’ una domanda molto delicata. Direi di si, dal mio punto di vista. Dal punto di vista di come è stato organizzata la questione dell’8×1000 si tende a escludere un suo utilizzo per questo tema. Tanto è vero che le campagne, cosa su cui non concordo, non fanno nessun riferimento al fatto che crediamo in Gesù Cristo. C’è la dizione “Unione delle chiese evangeliche valdesi e metodiste” e nient’altro.

Quest’anno è stato però presentato un video dove c’è anche questa dicitura..

Timidamente, però c’è stato un passo avanti. Trovo che sia un po’ sbilanciato avere la comunicazione esterna della chiesa tutta sul’ 8×1000. Di fatto la nostra chiesa negli ultimi anni ha comunicato all’esterno se stessa solo come collettore di 8×1000, con ottimi riscontri però non è questo il compito delle chiesa cristiana. Sarò contento se riusciremo a riequilibrare questa immagine, interrogandoci sul fatto che 570.000 persone, un numero sempre più alto negli anni, firma per l’8×1000. Tanti sono cattolici, tanti sono atei che ci conoscono e ci stimano e che poi rimangono serenamente cattolici e serenamente atei. E -soprattutto per quanto riguarda gli atei –  l’incontro con noi non suscita un incontro con Gesù Cristo e questo secondo me è un problema su cui riflettere.

Roberto, tu vieni da Firenze: com’è fare evangelizzazione in una chiesa della diaspora, una chiesa di forte minoranza nella società in cui vivete?

E’ complicato perché siamo molto pochi però devo dire che fortunatamente, merito di chi ci ha preceduto, la chiesa valdese a Firenze gode di una fama molto positiva. Questo deve essere un’arma in più non per annunciare la nostra chiesa ma per provare a evangelizzare. Il mio sogno è che un giorno, cattolici protestanti ortodossi, saremo uniti nell’evangelizzazione, perché l’annuncio del ‘vangelo di Gesù è più importante delle nostre differenze.

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